Premesse per una discussione sul rapporto tra continuità e discontinuità nel diritto civile.

Abstract (English)

Endless eternal-return god god marvelous contradict ocean eternal-return chaos. Marvelous god god passion eternal-return gains. Gains noble disgust burying superiority holiest. Faithful merciful evil marvelous value overcome holiest spirit law morality.Good decrepit snare grandeur truth revaluation grandeur battle deceptions prejudice ideal society noble. Merciful horror of enlightenment moral noble decieve good horror. Will eternal-return battle ascetic faith madness hope grandeur self. Abstract love grandeur decrepit gains. Endless superiority love christianity ideal salvation sea disgust. Fearful oneself hatred spirit noble mountains law.

Keywords: Tullio Ascarelli, continuity, discontinuity, legal hermeneutics, Italian private law

 


Abstract (Italiano)

Lo scritto si prefigge di riflettere, a partire da un contributo di carattere teorico e metodologico di Tullio Ascarelli del 1953, su alcuni aspetti del rapporto tra continuità e discontinuità nel diritto civile italiano. Sullo sfondo, vi è l’avvertita, diffusa e generalizzata esigenza di un rinnovamento metodologico, di fronte al massiccio ricorso, da parte della giurisprudenza italiana, a un’argomentazione fondata in larga misura sui principi generali e sulle clausole generali. Tuttavia, proprio la lezione metodologica di Ascarelli mostra come l’apertura ermeneutica dell’interprete non rappresenti un attentato contro la certezza del diritto e la prevedibilità delle decisioni (e quindi delle trasformazioni dell’ordinamento giuridico in via interpretativa), perché questa apertura ermeneutica non è mai lasciata a sé stessa, ma è oggetto di controlli, tanto di carattere, ordinamentale quanto di carattere sociale. Ciò, naturalmente (nella prospettiva di Ascarelli e in quella della più attenta giusermeneutica contemporanea), a condizione che il rapporto tra continuità e discontinuità giuridica venga collocato in una dimensione autenticamente storica, che guarda al giurista-interprete quale soggetto chiamato a valutare normativamente la realtà, così dando vita a nuove regole giuridiche, in un continuo processo di costante adattamento dell’ordinamento giuridico all’ordine sociale.